* Note a margine
Quest’anno il festival si arricchisce con “Note a margine”, spazio dedicato alla scrittura, all’ascolto e al confronto, per raccontare la musica in modo consapevole.
Sotto la guida di Massimo Raffa, professore associato di Musicologia presso l’Università del Salento, e di Fiorella Sassanelli, docente al Conservatorio "Piccinni" e critica musicale di Repubblica Bari, il laboratorio vedrà la partecipazione di Harvey Sachs, storico della musica e firma di The New York Times e The Guardian, Carla Moreni, critica musicale del Sole 24 Ore, e Luca Baccolini, giornalista di Repubblica e redattore di Classic Voice.
Saranno inoltre previsti momenti dedicati ai giovani musicisti sulla comunicazione professionale: dalla biografia all’uso dei social media.
Il laboratorio è gratuito e aperto ad un massimo di 15 partecipanti, che potranno assistere a tutti gli appuntamenti del festival e cimentarsi da subito nella scrittura critica preparando recensioni dei concerti, alcune delle quali potranno essere pubblicate sul sito di Repubblica. Si tratta di un’opportunità concreta e prestigiosa per mettersi alla prova e fare esperienza nel giornalismo musicale ad alti livelli.
Dieci dei quindici posti disponibili sono riservati alle studentesse e agli studenti del DAMS dell’Università del Salento.
Gli interessati possono presentare la propria candidatura inviando un breve CV, con eventuali esperienze di scrittura giornalistica o critica musicale o artistica, e una breve lettera motivazionale.
In questa sezione pubblichiamo gli articoli di presentazione e le recensioni redatte dagli studenti del laboratorio “Note a margine” curato da Fiorella Sassanelli e Massimo Raffa.
Classiche Forme riparte con Francesco Marra
Al parco di Belloluogo grandi pagine pianistiche
di Alessia Anné
Al parco di Belloluogo grandi pagine pianistiche
di Alessia Anné
Prende il via la 10ª edizione di Classiche Forme, il festival internazionale di musica da camera fondato e diretto dalla pianista Beatrice Rana. Ad aprire la serata, nella splendida cornice del parco di Belloluogo, è stato il pianista leccese Francesco Marra, chiamato a sostituire il violoncellista Alessio Pianelli con il suo progetto A Sicilian traveller, impossibilitato a raggiungere Lecce a causa di un incidente ferroviario. Il programma propone un viaggio tra le pietre miliari della musica pianistica, da Mozart a Beethoven, da Chopin a Mendelssohn, fino a Prokofiev e Liszt. A soli tredici anni, Marra sorprende per maturità tecnica, sicurezza e sensibilità artistica, restituendo alle opere un fraseggio fresco, leggero e vitale. Nella cornice degli ulivi salentini, il pianoforte dialoga con la natura creando un’atmosfera unica, anche se l’acustica all’aperto non consente di cogliere pienamente tutte le sfumature dello strumento. Tra i bis un inedito dell’artista, un gioco di contaminazione che richiama Chick Corea. Ogni artista porta con sé l’eredità di chi lo ha preceduto. È proprio in questo continuo dialogo tra passato e presente che risiede la ricchezza della musica classica, anche se chi suona è un ragazzo di tredici anni.
Anteprima evocativa per Classiche Forme
Sorprende Francesco Marra
di Enrico Greco
Sorprende Francesco Marra
di Enrico Greco
Sotto il cielo estivo di Lecce, il Parco di Belloluogo si trasforma in uno spazio dove la musica diventa protagonista di uno scenario immersivo, avvolto dalla quiete e dai suoni della natura. Un luogo in cui il confine tra paesaggio e concerto diventa sottile, regalando al pubblico un’esperienza d’ascolto capace di coinvolgere tutti i sensi. Si apre in questo scenario la decima edizione di “Classiche Forme”, con il primo evento musicale della rassegna: Francesco Marra, 13 anni, affronta un programma di grande impegno con una maturità sorprendente. Il giovane pianista offre un recital ricco di virtuosismo e passione, spaziando dall’impetuosità Beethoven e dalla cantabilità di Mendelssohn fino ad arrivare all’energia travolgente di Prokofiev, Chopin e Liszt.
Dopo la conclusione del programma con la travolgente Rapsodia ungherese n. 10 in mi maggiore di Liszt, Marra conferma ulteriormente il proprio estro virtuosistico, concedendo al pubblico due intensi bis con due Studi di Chopin, rispettivamente il n. 4 e il n. 12 dell’op. 10. A sorprendere ulteriormente è il brano conclusivo, una composizione dello stesso Francesco che esplora un linguaggio dal carattere spiccatamente jazzistico e rivela notevole padronanza tecnica e grande elasticità musicale.
Ciò che rende ancora più suggestiva la performance è il dialogo spontaneo tra il pianoforte e l’ambiente circostante: il frinire delle cicale, il respiro degli alberi e i suoni del parco si intrecciano armoniosamente con le note dello strumento, senza mai sovrastare l’esecuzione, generando un vero e proprio “spazio atmosferico” intimo ed evocativo.
Due secoli di musica in tredici anni di talento
Il giovanissimo pianista Francesco Marra per l’anteprima a sorpresa di Classiche Forme
di Giacomo Scardia
Il giovanissimo pianista Francesco Marra per l’anteprima a sorpresa di Classiche Forme
di Giacomo Scardia
Il paesaggio sonoro che apre la decima edizione di “Classiche Forme” è classico ma non solo: non il trillo del pianoforte, cinto dagli alberi del Parco Belloluogo di Lecce, ma quello dei campanelli della biciclettata inaugurale, mentre da una cassa suona Come together dei Beatles e un drone ronza riprendendo la scena. Quando il gruppo si acquieta resta il frinire delle cicale a creare un locus amoenus sospeso tra il pianoforte e le cappelle del vicino cimitero monumentale, con un tocco di sublime romantico. La direttrice artistica Beatrice Rana annuncia che l’Avos Ensemble è rimasto bloccato per un incidente ferroviario e al suo posto è stato chiamato il giovanissimo pianista Francesco Marra, classe 2012. Né lo scarso preavviso né l’età gli impediscono di imbastire un programma eclettico e tecnicamente impegnativo. L’intimismo del secondo movimento della Sonata per pianoforte n. 5 di Beethoven rapisce il pubblico, mentre il Prestissimo finale offre notevoli vette di virtuosismo, rese con sorprendente leggerezza. La seconda parte attraversa Mendelssohn, Prokofiev, Chopin e Liszt. Dal pathos della Danza dei cavalieri alle inquietudini dello Scherzo n. 1 di Chopin, fino agli incalzanti glissati della Rapsodia ungherese n. 10, le sonorità si fanno sempre più spigolose e lontane dal classicismo iniziale. Marra governa con sicurezza il percorso, conquistando applausi e standing ovation. Il giovane prodigio ricambia con tre bis. L’ultimo è Ut, un suo brano del 2024 che conferma una duttilità già evidente e che sconfina nel Latin jazz, con un basso sincopato un po’ in stile Caravan. Il pubblico apprezza; meno le cicale che, a lungo in silenzio, tornano a frinire dal secondo bis. Peggio per loro: Francesco Marra, si spera, lo si sentirà suonare ancora a lungo.
Mozart da Cuba a Lecce
La cornista Sarah Willis e The Sarahbanda accendono la decima edizione del festival Classiche Forme
di Giada Giovanna Seccia
La cornista Sarah Willis e The Sarahbanda accendono la decima edizione del festival Classiche Forme
di Giada Giovanna Seccia
Il festival Classiche Forme di Lecce inaugura la decima edizione oggi alle 21 nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti. “Mozart all’Avana” è il progetto di The Sarahbanda, talentuoso ensemble cubano creato dall’importante cornista anglo-americana Sara Willis. Il nome del gruppo è un gioco di parole tra l’antica danza di origini orientali e spagnole usata anche da Bach nelle sue suites, e il nome stesso della leader della formazione. Sarah Willis è stata la prima donna ad entrare a far parte della sezione degli ottoni dei Berliner Philharmoniker, in cui suona da ormai 25 anni. La sua capacità artistica e la sua passione per la musica e la danza cubana, affiancata a quella per il genere classico, hanno fatto sì che nel 2020 proponesse il progetto “Mozart y Mambo” con la Havana Lyceum Orchestra e fondasse The Sarahbanda. In quest’ottica il Larghetto e il Rondò del Concerto per corno K447 si trasformano in “Romanza cubana” e “Rondo alla Rumba” rivisitando l’elegante e scherzoso Mozart in chiave ritmicamente latinoamericana. La sensualità del sassofono e del violino, l’andamento rassicurante del corno e il dolce accompagnamento del pianoforte scandito dalle percussioni, tra le quali maracas e congas, si incontrano negli arrangiamenti dell’ensemble. Nello stesso tempo il corno si presta a sonorità che superano i confini spazio-temporali, divenendo motivo di scambio interculturale e sonoro. Tra i brani in scaletta Chan Chan di Compay Segundo, La Comparsa di Ernesto Lecuona, Quizás, Quizás, Quizás di Osvaldo Farrés, El Manisero di Moisés Simons.
Mozart all’Avana
I Sarahbanda inaugurano Classiche Forme
di Enrico Greco
I Sarahbanda inaugurano Classiche Forme
di Enrico Greco
Come suonerebbe Mozart all’Avana, dopo due mojito? L’ironico incipit di Sara Willis, prima cornista donna tra gli ottoni dei Berliner Philarmoniker e leader della formazione cubana dei Sarahbanda, inaugura Classiche Forme con un concerto fuori dagli schemi. È Beatrice Rana ad aprire la serata nel chiostro dell’Accademia di Belle Arti con un momento suggestivo: l’accensione delle luminarie sul palco. Il risultato è uno spettacolo coinvolgente dal forte carattere latino-americano. Dal Concerto n. 4 K 447 per corno e orchestra, al celebre duetto di Papageno del Flauto Magico, fino alla Serenata K 525, il percorso musicale presenta alcuni dei momenti più rappresentativi della produzione mozartiana, reinterpretati attraverso nuovi colori.
Il punto di forza delle performance è sicuramente la sinergia tra i vari componenti dell’ensemble che con grande vivacità trasformano idealmente il chiostro nelle calde terre dei Caraibi. Nella seconda parte del concerto la formazione attraversa il repertorio della tradizione cubana con brani come Chan Chan, La comparsa, Para Cochero e Quizás, quizás, quizás. Il viaggio sonoro è scandito da un classico ritmo afro/cubano (montuno) dove è impossibile non battere il piede a tempo. I Sarahbanda riescono efficacemente nel loro intento di avvicinare mondi e linguaggi musicali differenti con ironia e soprattutto maturità artistica, un elemento imprescindibile che rende il festival Classiche Forme uno spazio autentico di condivisione, in cui la musica supera ogni confine geografico e temporale.
Quando Mozart parla cubano
Sarah Willis e The Sarahbanda inaugurano Classiche Forme
di Andrea Calzerano
Sarah Willis e The Sarahbanda inaugurano Classiche Forme
di Andrea Calzerano
Nel chiostro dell’Accademia di Belle Arti le luci delle luminarie e un pubblico numeroso danno il via alla decima edizione di Classiche Forme. Ad aprirla è Sarah Willis, primo corno dei Berliner Philharmoniker, insieme a The Sarahbanda, formazione nata dall’incontro tra tradizione classica europea e linguaggio musicale cubano. Il concerto si apre con El Bodeguero, celebre cha-cha-cha che introduce la contaminazione su cui si fonda l’intero progetto. Seguono riletture di temi mozartiani che non snaturano mai l’identità: la Romanza dal Concerto n.3 e il Rondò dal Concerto n.4 per corno, il duetto di Papageno e Papagena dal Flauto magico, Eine kleine Nachtmusik e un’improvvisazione pianistica sulla Sinfonia n. 40 si arricchiscono di nuovi ritmi e colori, mantenendo saldo il legame con la scrittura originale. La seconda parte lascia spazio ai classici della musica popolare cubana, tra avvicendamenti dei solisti e arrangiamenti che valorizzano l’ensemble, accolti con entusiasmo dal pubblico coinvolto dall’inizio alla fine. A conquistare è soprattutto la naturalezza con cui Sarah Willis guida la serata, alternando ironia e straordinaria musicalità. «Immaginate Mozart dopo due o tre mojito?», racconta sorridendo. Nel finale gli artisti accompagnano il pubblico all’esterno, continuando a suonare tra danza e sorrisi, mentre i girasoli donati agli spettatori rinnovano un gesto ormai simbolo del festival. Una proposta simile avrebbe potuto incontrare le resistenze dei più tradizionalisti, ma Classiche Forme conferma la propria visione innovativa: la tradizione non è un confine immobile, ma una materia in continua trasformazione, capace di incontrare nuovi mondi senza perdere la propria identità.
I Sarabanda travolgono il Salento
Classiche Forme accende le sue luminarie
di Alessia Anné
Classiche Forme accende le sue luminarie
di Alessia Anné
È “Mozart all’Avana”, l’incontro tra il linguaggio del classicismo viennese e le sonorità cubane, ad aprire la decima edizione di Classiche Forme, che finalmente accende le sue luminarie. Protagonisti, nel chiostro dell’Accademia di Belle Arti, Sarah Willis, primo corno dei Berliner Philharmoniker, e il suo ensemble: The Sarahbanda. Nel nome stesso emerge lo spirito del progetto: una danza antica e lenta che, incontrando il sole di Cuba, accelera il ritmo e diventa festa. Il corno, strumento per eccellenza maschile e classico, dal timbro solenne, trova nella sensibilità di Sarah Willis una nuova voce femminile, diventando da un lato protagonista insolito di pezzi cubani e, dall’altro, uno strumento capace di restituire a Mozart, in questa rilettura, quella teatralità che anima dal profondo le sue opere. Sul palco la musica si è fatta passo, corpo e movimento fisico e questo, insieme alla naturale solarità degli artisti, ha reso possibile trasformare il concerto in un’esperienza condivisa, abbattendo l’austera barriera pubblico-palcoscenico. Rimane da chiedersi quale sarebbe stata la reazione di Mozart di fronte a questo viaggio della sua musica verso Cuba.
Čajkovskij maestro di Taneev: tanto vicini quanto diversi
La terza serata di Classiche Forme
di Giacomo Scardia
La terza serata di Classiche Forme
di Giacomo Scardia
Nel cortile di Palazzo Cezzi sventolano i ventagli arancioni griffati Classiche Forme. Servirebbe refrigerio in questo afoso lunedì sera, perciò, il festival diretto da Beatrice Rana, alla terza serata, porta a Lecce un po’ di Russia.
È la prima vera serata a tema della decima edizione del festival, dedicata al “Lessico familiare”: un filo rosso che accomuna tutte le annate del Festival, richiamando la partecipazione dell’intera famiglia Rana, dalla sorella violoncellista Ludovica, in programma domani, ai genitori Vincenzo e Maria Pina, impegnati nell’organizzazione. La famiglia non è soltanto legame di sangue: può essere anche il rapporto fra mentore e discepolo, come quello fra Čajkovskij e Sergej Ivanovič Taneev, tanto vicini quanto diversi. Al caldo sentimentalismo tardo-romantico del maestro si oppone l’austero, glaciale contrappunto dell’allievo. La serata è dedicata a loro e prende il nome da Souvenir d’un lieu cher di Čajkovskij, eseguito nella prima parte del concerto. Il pianista e musicologo Massimo Spada accompagna il violinista Andrea Cicalese, classe 2005, che carica di espressività e tensione romantica la melodia della Méditation, offrendo poi negli altri movimenti un’interpretazione ancora più intensa, corporea e viscerale.
Nel Quintetto per archi e pianoforte in Sol minore di Taneev si aggiungono Francesco Pavan al violino, Carlotta Libonati alla viola e Alessio Pianelli al violoncello. Il contrasto è netto, non perché lo stile di Taneev sia asettico, ma perché le sonorità si fanno più dure e le voci, rincorrendosi quasi schematicamente, accentuano la severità della composizione. È ghiaccio, così freddo che a toccarlo ci si ustiona.
Complementarità familiare: Cajkovskij e Taneev
di Giada Giovanna Seccia
di Giada Giovanna Seccia
Un sogno lucido nel caldo cortile a cielo aperto del Palazzo Tamborino Cezzi di Lecce. Nella terza serata del festival Classiche Forme si confrontano due composizioni russe: Souvenir d’un lieu cher op. 42 di Cajkovskij, che dà il nome al concerto, eseguita da Andrea Cicalese al violino e da Massimo Spada al pianoforte; e il Quintetto per pianoforte e archi in sol minore op. 30 di Taneev, per il quale salgono sul palco anche il violinista Francesco Pavan, la violista Carlotta Libonati e il violoncellista Alessio Pianelli.Il programma invita al confronto tra i due compositori e non a caso, poiché Taneev è stato l’allievo prediletto di Cajkovskij.Cos’è che rende un legame accademico intenso a tal punto da risultare familiare? Probabilmente il confronto tra differenti visioni e il loro approfondimento nel tempo. È la continua reciprocità ad avvalorare la didattica: il maestro insegna, l’allievo restituisce ciò che ha interiorizzato da una nuova prospettiva, secondo le proprie capacità.Nonostante i caratteri dei due brani siano opposti, si avverte la loro complementarità nella concezione e nel progetto compositivo. Cajkovskij, il “fanciullo di vetro”, mostra nella scrittura la propria sensibilità melodica, l’intensità emotiva e la spontaneità narrativa; la forma di Taneev, invece, nasce dall’intenzione di costruire strategicamente il discorso musicale stabilendo in anticipo i momenti di maggiore pathos, i contrappunti e le frasi espressive da sfruttare nell’atto compositivo.Il concerto esplicita il tema generale del festival cioè il lessico familiare: non di una familiarità biologica, ma di una eredità di suoni, gesti e parole costruita e tramandata da generazioni all’interno del mondo musicale.
Gli archi sonorizzano i lampi
Dvořák e Schubert nella terra salentina
di Giada Giovanna Seccia
Dvořák e Schubert nella terra salentina
di Giada Giovanna Seccia
Vento del Sud, terra rossa, ulivi verdi, foglie di tabacco e pomodorini appesi tra le mura a secco della masseria Le Stanzie. L’aria si raffredda e gli spettatori, sulle comode sedute in paglia, ascoltano i violini di Andrea Obiso e Ruslan Talas e la viola di Sara Ferrández: il Terzetto per due violini e viola op. 74 di Dvořák saluta il giorno arricchito dal canto delle cicale. “Furiant” (Scherzo), che dà il nome al concerto, è il terzo movimento della composizione per archi. In assenza del registro grave del violoncello, lo scherzo sfrutta sincopi, accenti incrociati e contrappunti delle voci che dialogano e si accompagnano vicendevolmente, con la viola a fare da base armonica. Beatrice Rana presenta il Quintetto per archi in do maggiore D. 956 di Schubert, riproposto a distanza di dieci anni dalla prima esecuzione del festival nel 2017. Completano l’insolito organico i violoncellisti Pablo Ferrández e Ludovica Rana. La scelta di inserire un secondo violoncello permette a Schubert di utilizzarne i pizzicati per scandire il ritmo e sdoppiarne la funzione tra cantabilità tenorile e basso. La tensione incalzante delle arcate trova un sostegno inatteso nei lampi che squarciano il cielo e illuminano il paesaggio agreste fino all’orizzonte.